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QUELLO CHE TI PIACE FARE È CIÒ CHE SAI FARE MEGLIO

Valeria, Elena, Filomena e…costanza!

Sono emozionata… eccomi alle prese con la mia prima recensione!

Per cominciare questa grandiosa avventura ho pensato bene di fare le cose in grande: non ho solo letto il libro con estremo trasporto, ho persino messo in stand-by la mia routine da neomamma e ho voluto conoscere l’autrice in carne e ossa.

Mi sono imbattuta in Filomena Pucci all’interno del gruppo Facebook Social Gnock, una realtà virtuale che unisce professioniste del digital marketing da Nord a Sud d’Italia.

Filomena ha un background come autrice televisiva per importanti programmi Mediaset e Rai.

Ma non le bastava. Così un giorno si è scoperta infelice e ha mollato il lavoro. Da questa sua scelta, azzardata per alcuni (coraggiosa per altri), è nata l’idea di Appassionate, un blog dove raccontare la storia di brillanti imprenditrici italiane.

Non semplici business women. Parliamo di donne che hanno rivoluzionato la propria vita e hanno osato. Hanno scommesso su nuove carriere e si sono avventurate in imprese tanto originali quanto rischiose. Ma hanno avuto successo.

Del resto, come specifica Filomena addentrandosi in un discorso etimologico, SUCCESSO è il participio passato del verbo succedere. Occorre far succedere qualcosa per ottenere un risultato. Occorre agire, rivoluzionare, smuovere le acque e gli animi.

E’ questo che hanno fatto tutte le donne narrate nel blog e poi nel libro.

Il concetto base è racchiuso nella parola “PIACERE”. Ci si ostina a sacrificare il piacere a favore del dovere. E chi l’ha detto che facendo il proprio dovere stiamo percorrendo la strada giusta? E’ dimostrato che la produttività di una persona, uomo o donna che sia, va di pari passo con il grado di soddisfazione che prova nello svolgere un determinato lavoro.

Produttività e piacere vanno a braccetto, finalmente l’abbiamo capito.

Provate infatti a fermarvi un attimo, ascoltarvi onestamente e fare qualcosa che vi piace.

Avete notato che il tempo scorre veloce mentre fate qualcosa che amate?

Avete realizzato che i risultati sono ottimali quando fate qualcosa con il sorriso sulle labbra?

Avete percepito la spinta a non fermarvi quando fate qualcosa che vi appassiona?

Filomena Pucci ci mostra una verità che abbiamo sempre saputo: ognuno di noi ha talento per qualcosa, nessuno escluso. Individuare il talento (o i talenti) serve a capire la nostra vocazione professionale e, strano ma vero, guadagnare.

Questo è un punto fondamentale. Non si tratta di dare sfogo alle proprie passioni e continuare a trattarle come hobby. Si parla piuttosto di lavorare (sodo) per trasformare il piacere in un lavoro. Questa è la parte ardua ma fattibile, se solo siamo disposti ad investire le nostre energie, ore di sonno e quintali di pazienza.

Nessuno si illude che si possano pagare le bollette e l’affitto con le passioni, sarebbe un’ ingenua pretesa.

Serve invece rimboccarsi le maniche, studiare un piano strategico per analizzare le potenzialità del nostro “piacere” e tirarne fuori un’attività che permetta di guadagnare soldi. Si, soldi, veri, meritati, sudati. Fare un lavoro con il sorriso non ci vieta di pretendere un compenso adeguato al nostro operato. La differenza sostanziale è che siamo noi a decidere quanto farci pagare.

Anni fa ho fondato il brand Plume e ho cominciato a scrivere racconti personalizzati. La gente mi raccontava la propria storia e io ne ricavavo un romanzo. Plume mi permetteva di coltivare uno dei miei talenti più spiccati: scrivere di emozioni e sentimenti.

Non si contano le ore spese in conversazioni via e-mail con il cliente per spiegare i dettagli del progetto, per raccogliere le informazioni, per sedersi davanti al computer e organizzare gli eventi, per romanzare la storia, per creare i dialoghi, per chiedere chiarimenti, per spedire la bozza al cliente, per aspettare un feedback, per editare il lavoro con le nuove informazioni, per sottoporlo nuovamente al cliente, per spiegare alla mia grafica come inserire le foto e come creare la copertina, per prendere accordi con la tipografia e infine per fare la fila in posta e spedire il romanzo al destinatario, incrociando le dita e sperando in un riscontro positivo.

Mi è capitato di accettare dei lavori anche mentre ero in vacanza, talmente amavo scrivere.

Tuttavia, quando mi ritrovavo a fare due calcoli e trarre delle conclusioni, i racconti personalizzati mi premiavano con una manciata di euro, la gratitudine del cliente ma nulla di più.

Come avrei pagato la benzina? Con quali soldi permettermi la spesa al supermercato (discount)? Queste erano le domande che mi facevo mentre riflettevo sul mio appassionante lavoro di scrittrice.

Dopo mille riflessioni, ho capito che dovevo chiedere di più, occorreva chiedere un compenso adeguato per tutto il lavoro che mi sobbarcavo.

Ho rifatto i calcoli delle spesa da affrontare per ogni romanzo e ne ho estrapolato un nuovo listino prezzi che mi avrebbe concesso dei legittimi guadagni, invece di ritrovarmi con un bilancio in perdita. Ero convinta della forza del mio progetto perché ogni esperienza Plume si era conclusa con bellissime parole di gratitudine da parte dei miei clienti.

Quando sono stata contattata da nuovi clienti, molti di loro hanno avuto da ridire per i prezzi.

In Italia la gente paga migliaia di euro per un album foto e poi storce il naso se deve spendere cento euro per un libro che narra una storia unica, personale, intima.

Stanca di spiegare l’originalità del mio lavoro, ho perso fiducia nel progetto e in me stessa e ho messo nel dimenticatoio i miei amati racconti personalizzati Plume.

Che peccato! Solo ora capisco che avrei dovuto investire più energie per comunicare la vera chiave della mia idea e selezionare una nicchia di mercato che apprezzasse sul serio la mia idea.

Non vendevo racconti standardizzati, stampati in serie e uguali per tutti. Io lavoravo notte e giorno per consegnare un prodotto speciale, tagliato su misura per ciascun cliente. Consegnavo racconti che rimanevano nella memoria di una famiglia, racconti che emozionavano perchè ogni cliente poteva ritrovare se stesso nelle pagine del libro.

Ho deciso di riprovarci, probabilmente spinta dalle parole di Filomena. Ho deciso di rivedere l’idea imprenditoriale dietro Plume e darmi una seconda chance. Stavolta ho deciso di cavalcare l’onda degli e-book e proporre racconti personalizzati in versione pdf. La versione cartacea sarà un’opzione in più.

Ho capito che la tenacia è una delle mie armi migliori per lavorare ed essere felice.

Alla presentazione del libro “Quello che ti piace fare è ciò che sai fare meglio” ho voluto portare una delle mie migliori amiche, Elena, una leonessa (così la chiamo io per il colore dei capelli e per il suo temperamento focoso) che di mestiere fa la grafica per HelenAradia, il brand di sua creazione.

Elena non è una grafica qualsiasi: si occupa di illustrazioni per bambini e, credetemi, è meravigliosa. Verrebbe da usare la macchina del tempo per tornare indietro nel tempo e organizzare una festa con i suoi lavori magnifici.

Tuttavia le capita di disperdere le energie necessarie a coltivare il suo vero“Piacere” per accettare lavori di grafica meno stimolanti ma più comuni.

La sera della presentazione ha alzato impaziente la mano e ha chiesto a Filomena: «Perchè ho mille idee entusiasmanti in testa e spesso non le realizzo? Inizio un progetto che mi prende anima e corpo e poi non riesco a completarlo, sembra quasi che sia io stessa a non crederci davvero. Sembra che io sappia cosa voglio fare nella vita ma poi finisco per sprecare le energie in altre attività meno interessanti»

Filomena le ha risposto, candidamente, con una sola parolina magica: COSTANZA.

Per raggiungere un obiettivo, qualsiasi esso sia, serve crederci davvero. E serve costanza. Serve accettare i fallimenti e ricominciare, cambiando ciò che non ha funzionato. Stare svegli la notte, se serve, per analizzare punti forti e deboli di un progetto. Serve scovare un piacere e trattarlo come un’idea imprenditoriale in piena regola. Serve fare un odioso quanto necessario business plan. Serve investire i risparmi, a secondo delle disponibilità, per trasformare l’idea in realtà. Serve speranza e metaforico olio di gomito.

Ma se abbiamo trovato ciò che ci piace fare, quel qualcosa che ci tiene vivi e ci butta giù dal letto senza bisogno di una sveglia, allora possiamo ritenerci fortunati.

Potremo finalmente fare il lavoro che ci piace e avere l’impressione di non lavorare affatto.

Confucio aveva capito tutto dalla vita.

 

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