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La volta che ho fatto detox dai social network per 7 giorni (e sono pure sopravvissuta…)

Il mio blog parla di dipendenza affettiva e di come ho lavorato duramente per sconfiggerla puntando solo sulle mie forze e sulla mia determinazione.

In questo articolo, però, tratterò un altro tipo di dipendenza. Apparentemente più innocua, ma nettamente più subdola perché collettivamente accettata e giustificata: la dipendenza dai social network.

Quanto tempo prezioso della nostra preziosa vita sprechiamo a scrollare la bacheca Facebook o Instagram?

“Ma dai, giusto 5 minuti o 10 ogni tanto durante la giornata”.

Ecco l’obiezione più comune a questa scomoda domanda.

Allora provo a riformulare la domanda: quante volte al giorno ci connettiamo ai social per quegli inoffensivi 5 minuti?

Tante, decisamente troppe volte.

Se avete avuto modo di impostare  un  contatore, vi accorgerete che accumulando quegli stupidi 5 minuti si arriva a parlare di ore. Ore che abbiamo tolto ad altre attività nettamente più interessanti, o più stimolanti.

E’ da un po’ che rompo le scatole con questa storia dell’abuso di sostanze digitali.

E’ da un po’ che mi monitoro attentamente per evitare di donare troppo del mio tempo alle bacheche e alle chat del social “Pinco Pallino”.

Eppure, con la massima umiltà, ammetto che spesso (e malvolentieri) finisco anche io intrappolata nella morsa di faccia libro o di insta(photoshop)gram. Non passo le mie giornate sui social, ma ci dedico ugualmente più tempo di quello che dovrei.

A tal proposito mi è capitato (non credo per caso) un libro fra le mani: RICONQUISTA IL TUO TEMPO di Andrea Giuliodori.

Il titolo è abbastanza esplicativo: è un manuale che insegna, in maniera molto pragmatica, come difendersi dalle trappole mentali come la procrastinazione, il multitasking forsennato e, ovviamente, le distrazioni digitali.

Andrea, fondatore di Efficacemente, il più grande portale di crescita personale in Italia, inizia la premessa del libro con una sfida allettante: una settimana senza social network. Una vera e propria disintossicazione.

Facile, direte voi. A parole siamo tutti invincibili, rispondo io. Nella pratica, una volta accetta ala sfida, posso dirvi che la realtà senza social è più complicata di quanto sembri.

Anche per chi, come me, si professa intoccabile dal vortice social.

Domenica scorsa è stato il mio ultimo giorno di detox e queste sono le mie considerazioni:

  • la tentazione di cliccare sull’icona blu è forte, molto forte. Soprattutto se siete degli incapaci come me e non siete riusciti ad eliminare le notifiche come si deve. A pochi minuti dall’inizio della sfida ho provato a silenziare le notifiche, ma qualcosa è andato storto. Conseguenza: la gente mi ha scritto per tutta la settimana su Messenger e io ho fatto uno sforzo tremendo per tenere a freno la legittima curiosità di leggere i messaggi. Ragazzi, che faticaccia!
  • Logorroica come sono, di Instagram non mi è fregato un fico secco. Ma ho sentito molto la mancanza dei pensieri scritti e letti su Facebook, soprattutto nelle ore serali, quando ci si rilassa finalmente sul divano e si vuole curiosare sulla bacheca  virtuale più famosa al mondo.
  • La promozione di un libro senza social è dannatamente difficile. Come faccio a raggiungere i lettori lontani dal mio raggio d’azione? Come contatto i referenti per le presentazioni? Come diffondo il libro al target italiano residente in Australia? Operazione pressoché impossibile, lo ammetto.

Fatta questa premessa sulle difficoltà di vivere isolata mediaticamente, passiamo alle buone notizie.

Quante cose sono riuscita a fare nel tempo tolto ai social? Innumerevoli, e ne sono fiera.

Del resto i social sono una fregatura: ci tengono in un perenne stato di semi concentrazione. Quei dannati cinque minuti a intermittenza interrompono il flusso di progetti e attività che richiedono piena attenzione. Ci consumano energie, proprio come se fossimo dei cellulari con una batteria limitata.

Fra le cose belle che sono riuscita a fare in questa settimana analogica, riporto alcuni stralci di vita che mi hanno fatto sentire briosa e presente:

  • cantare le canzoni dei Florence and the Machine a mio figlio
  • leggere, senza distrazioni, “Riconquista il tuo tempo” e riflettere seriamente sulle parole dell’autore
  • creare dei sonagli colorati per il mio piccolo, in stile Montessori
  • fare un pranzo con mia mamma e poi un pranzo con mio papà (in due sessioni separate, ovviamente), senza controllare il maledetto schermo del cellulare
  • compare un nuovo paio di occhiali da vista
  • fare chiamate interminabili con le mie amiche lontane: Chiara a Torino (1 ora circa) e Gaia a Caltanissetta (ben 2 ore)
  • terminare la stesura del nuovo progetto “60 days of (FUN) full immersion” da proporre in giro per la Puglia, soon or later
  • prenotare un volo per partecipare ad un evento che mi sta dannatamente a cuore (niente spoiler, voglio fare una sorpresa a qualcuno. Quindi aspettatevi di ritrovarmi dietro la vostra porta, nei prossimi mesi)

Mica male vero?

Senza contare che il capitolo di Giuliodori sugli effetti nefasti dell’abuso da social (ansia, depressione, alterata percezione del proprio corpo, fear of missing out*) mi ha indotta a ripensare il mio approccio ai social.

Non smetterò di usarli, lo avevo già anticipato.

I social network sono degli strumenti utilissimi (se usati in maniera intelligente).

Però non mi farò schiavizzare, quello no, dear Mr. Zuckerberg.

Da lunedì: via le notifiche rosse, i suoni di allerta e la toccata e fuga sullo schermo. Un’ora al giorno, in maniera continuativa, ed è tutto.

Concentrerò tutte le mie attività social in quei 60 minuti e per il resto…sapete dove trovarmi. In carne, ossa e sorriso smagliante.

Valeria Plume


* Fomo: paura irrazionale di perdere l’occasione di vivere eventi piacevoli. Si tratta di una forma d’ansia dettata dal timore di non essere al corrente di tutto, di essere tagliati fuori dal contesto sociale. Le notifiche rosse usate dai social network hanno lo scopo di far leva sulla nostra FOMO e spingerci a controllare qualsiasi cosa stia accadendo nella cerchia dei nostri contatti.

[fonte: Riconquista il tuo tempo – Andrea Giuliodori 2018]

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