Libertà in pensieri

IL PENTOLONE

 

Alle mie migliori amiche, a poche ore dal parto

Prendete l’esame più difficile che avete dato all’Università. Quello per il quale avete studiato per settimane, forse mesi, senza avere alcuna certezza sulla buona riuscita. Magari perchè il Prof. è dichiaratamente stronzo, di quelli che ti fanno sudare sette camicie e tornare ventimila appelli prima di concederti la grazia di un voto registrato sul libretto. Di quelli che il diciotto facile te lo sogni, devi prima penare, sederti alla sua cattedra e sostenere il suo sguardo severo, aspettarti le domande più assurde e sentirti un agnellino il giorno di Pasqua. Quelli che ti tengono su quella sedia scomoda per minuti interminabili e ci provano gusto ad osservare il tuo disagio mentre loro formulano in silenzio la prima domanda, dannatamente difficile, e poi rimangono ad osservarti, in un misto di scetticismo e arroganza, mentre cerchi una risposta, arrampicandoti sugli specchi.

Prendete le ore di attesa prima di sedervi a quella cattedra e mettete quella sensazione in un pentolone grande.

Prendete quella volta in cui ne avete combinata una grossa e dovete fare i conti con vostro padre o vostra madre. Insomma il genitore che gioca il ruolo di poliziotto cattivo in casa vostra.

Magari da piccoli avete rotto qualcosa di molto prezioso o, a quattordici anni, siete rimasti in un auto con i vostri amici più grandi, con il tizio che ha già la patente e guida come uno spericolato, mentre impazza un temporale stratosferico e ve ne siete sbattuti di tutto.

Non avete dato notizie e vi siete pure rifiutati di rispondere al cellulare, presi da un moto di ribellione.

Ma loro vi attendono al varco e, dopo un legittimo sospiro di sollievo, come minimo uno dei due ti molla un ceffone, un po’ per quel riflesso incondizionato che hanno i genitori quando li hai fatti preoccupare.

Sai benissimo che prima di varcare la soglia di casa loro saranno lì ad aspettarti e ti sei costruita mille giustificazioni improbabili nella testa. Ma sai che te li ritroverai dietro la porta d’ingresso e speri solo di saperli prendere con le pinze per ammortizzare le conseguenze del tuo gesto strafottente.

Prendete i secondi che vi separano da quella porta d’ingresso e mettete quella sensazione nel pentolone grande.

Prendete quel ragazzo che vi piace da un sacco di tempo. Quello sul quale avete fantasticato per un numero indecente di volte, quello difficile da conquistare, quello che vi ha fatte stare su un’altalena emotiva sconvolgente, fatta di attese e piccoli segnali, silenzi e gesti carichi di significati. Quello che vi ha fatto vivere qualcosa di platonico, ma forse no, forse vi siete immaginate tutto. E invece forse sì, finalmente le carte si sono scoperte e lui vi ha chiesto di uscire. Da soli. E non ci sono dubbi sul fatto che quello sarà un appuntamento.

Prendete i momenti che vi separano da quell’incontro. Quei momenti in cui immaginate ogni singolo gesto che farete, le frasi che direte, ipotizzando tutti gli scenari possibili. Immaginando il momento in cui il platonico diventerà finalmente reale. Il momento in cui incrocerete il suo sguardo quando lo rivedrete, i discorsi con il cuore in gola, le vostre lingue che si incontrano per la prima volta lasciandovi scoprire quel sapore che finora avete solo assaporato con la fantasia.

Prendete quei momenti prima di scendere le scale, aprire la porta e incrociare il suo sguardo e metteteli nel pentolone grande.

Prendete quell’ondata di calore e paura che vi assale quando finalmente state per fare l’amore per la prima volta con il ragazzo che vi ha fatto perdere la testa. Quando avete avuto diversi appuntamenti ma non avete accelerato le cose, per rimandare il piacere, per godervi appieno quel momento speciale.

Una sorta di patto tacito per far crescere il desiderio e lasciarlo maturare pian piano, in un dolce tormento.

Ma il momento è giunto e lo sapete entrambi. Siete già mezzi svestiti e l’atmosfera è irrimediabilmente bollente Prendete quegli istanti prima che di sentire lui dentro di voi, e perdervi in un’estasi che nessuna droga potrebbe mai darvi. Quegli istanti in cui lui è su di te e ti guarda negli occhi come se esistessi solo tu. E vuole averti, vuole fondersi con te, in te. Vuole tutto di te e tu sei disposta a quell’unione totalizzante di anime e corpi.

Prendete quegli attimi che vi separano da quell’unione così intensa e metteteli nel pentolone grande.

Mescolate tutto. Mescolate la paura, la speranza, le dita incrociate, l’attesa spasmodica, l’ottimismo, i pensieri negativi, la passione, le notti in bianco il desiderio, il terrore, il pugno nello stomaco, il sudore freddo, la sensazione di non riuscire a respirare per l’ansia maledetta, le aspettative, la voglia di dormire, la stanchezza, il coraggio, la debolezza che si impossessa delle viscere e una forza indecente che non ti fa mollare, la voglia che giunga presto il momento, la preghiera che quel momento non arrivi, la voglia di piangere, il cuore che vi scoppia di gioia

C’è di tutto in quel pentolone.

E ovviamente ci sono le farfalle nello stomaco. Quelle sono le mie preferite, non potevano mancare.

Potete anche solo immaginare questo pentolone?

Bene, se ci siete riuscite, ora sapete cosa sto provando ora, nei momenti che mi separano dall’arrivo di mio figlio.

Vi voglio bene, auguratemi buona fortuna.

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