Libertà in pensieri

Cara Nutella, prendiamoci una pausa di riflessione

Ieri stavo scorrendo le foto in una cartella finita nel dimenticatoio virtuale e ho trovato uno scatto vecchio circa 4 anni fa, in occasione di un photo shooting molto divertente.

Credo sia una della mie foto preferite in assoluto. Secondo me irradia benessere, leggerezza, spensieratezza. C’è un po’ di sensualità e tanta dolcezza ed è così che mi piace pensare al mio essere donna.

Tempo fa un mio caro amico, bravissimo con le foto, mi ha detto:
« Vale, dovremmo scattare qualche foto per la promozione del libro». L’idea mi è subito piaciuta, un po’ perché allettava il mio ego, un po’ perché so benissimo che metterci la faccia serve sempre, qualunque sia il nostro progetto.

Tuttavia è da stamattina che incontro il mio volto nello specchio, non perché lo voglia, ma perché capita. Ad essere onesti la donna dello scatto di 4 anni fa sembra finita nel Triangolo delle Bermuda. Ho osservato il mio riflesso: i capelli legati, la combo occhiaie+occhiali da nerd , la felpa che copre ogni accenno di forme (Forme? Quali di preciso?). Che diavolo mi è successo? L’apparenza non è tutto, ma la trasandatezza di certo non è un toccasana per l’autostima. Sembra che i ritmi assurdi della maternità abbiano tolto ogni energia destinata alla cura del mio corpo.

La gravidanza ti deforma, inutile negarlo. Addio addominali, tanti cari saluti ai muscoli delle braccia, benvenuta cellulite e avanti tutta forza di gravità sui glutei. Nove mesi di rivoluzioni ormonali possono mettere a dura prova anche il fisico più scolpito e il mio famigerato corpo snello e tonico da sedicenne ora assomiglia più a quello di una pensionata che fa la spola fra divano e credenza dei dolci.

Madre natura mi ha creata magra, ma essere soda me l’ha lasciato come compito a casa.

Tanto per cominciare tocca a me stare lontana dalle tentazioni. Chi ha letto il libro sa che, oltre alla dipendenza affettiva, ho sofferto (e non sono mai guarita) di una forma più dolce di assuefazione: la dipendenza da cioccolato.

In gravidanza tutto è concesso e io non mi sono risparmiata grandi abbuffate, con la scusa delle voglie da futura mamma.

Poi è finita la gravidanza, la pancia è rimasta in omaggio e ho pensato: ma sì, tanto ormai la frittata è fatta.

Ed è così che mi sono ritrovata spesso e volentieri armata di cucchiaio (badate bene: cucchiaio, non cucchiaino) a scavare dentro a barattoli enormi di Nutella.

Poi la Ferrero, maledetta, ha giocato sporco con il marketing e ha sfornato i barattoli da collezione. E’ stata la fine.

Sapete che ho bisogno di sputtanarmi per darmi uno scossone.

In occasione di un pranzo, alla fine di marzo, mentre ero a tavola sfacciatamente intenta a ingozzarmi, ho fatto tintinnare la forchetta contro il bicchiere, mi sono schiarita la voce e ho annunciato:

«Dal 1° aprile inizio la dieta. »

«Cos’è il pesce d’aprile di quest’anno?» ha esclamato, giustamente, il mio compagno di bravate.

No, è solo che il primo aprile cade di lunedì, è il primo del mese ed è abbastanza lontano dall’estate per avere speranza e lontano dall’inverno per dimenticare le malefatte.

Non ce l’ho fatta. E così il 1° maggio. Una botta di vittimismo e autocommiserazione mi ha fatto pensare: “E’ la festa dei lavoratori, devo affogare i dispiaceri nella Nutella perché ho perso il lavoro e non ho nulla da celebrare”.

E idem il 1° giugno. Mia zia mi ha invitata a pranzo. Non una zia qualsiasi: una zia che sa cucinare meravigliosamente. Non si iniziano le diete di sabato, quando un parente ha cucinato uno strepitoso menu a base di risotto ai gamberetti, zucchine in pastella, frittura di mare. Con aggiunta di crostata e gelato al cioccolato.

E allora l’articolo di oggi serve proprio a questo: da luglio si inizia la dieta. No, non voglio perdere peso (52 kg e sto), voglio solo rimettermi in forma.

Rivoglio un lato b che sfidi la forza di gravità, rivoglio i muscoli da Braccio di ferro, rivoglio la pancia piatta (per ora di piatto ho solo qualcosa nella zona del petto).

Mi impegno a non comprare Nutella fino al prossimo autunno, lo scrivo in questo articolo come promemoria.

Via la Nutella dalla credenza di casa. Mi concederò solo un dolce strappo alla regola a settimana. Che ne so: un gelato al cheesecake, un cornetto alla crema pasticcera, un Magnum al Sea salt caramel (avete visto la pubblicità, anche voi svenite per il piacere ogni volta che la tizia rompe la superficie croccante del gelato?). Tutto, ma non la Nutella.

Tornerò a splendere e sorriderò, senza avere i denti sporchi di cioccolato stavolta.

Valeria Plume

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