Libertà in pensieri

America, quella volta che partimmo in due e tornammo in tre…

Un anno fa ero alle prese con un road trip che mi ha sconvolto la vita.

Stavo attraversando le strade maestose degli Stati Uniti, assieme al mio compagno di vita e di viaggi.

Se ben ricordo, a quest’ora, ero in Arizona e stavo affrontando le mie vertigini sul famoso Horseshoe Bend, il burrone che si vede nella foto.

Ho viaggiato così tanto nella mia vita, a volte faccio fatica a ricordarmi dove sono stata. Ma so di essere stata bene ogni volta che avevo uno zaino in spalla.

Ma il road trip in America è stato speciale.

La sensazione di leggerezza mi ha avvolto corpo e anima e mi ha accompagnata lungo il continente americano, senza lasciarmi mai.

Durante una delle escursioni a Sedona (Arizona), ricordo di aver raggiunto un canyon stupendo e di essermi arrampicata su una piccola montagna rossastra. Scelsi il mio angolino e rimasi seduta lì per almeno un’ora, baciata dal sole e dalla vita.

Ricordo di aver sentito un’ondata di benessere che mi investì in maniera totale, violenta. Avete presente quei momenti in cui pensi: qualcuno mi faccia capire dov’è il pulsante standby perché ne ho assoluto bisogno. La mia vita non potrebbe essere più bella di così, lasciatemi qui, esattamente dove sono, esattamente con chi sono, esattamente in questo presente.

Piansi delle lacrime di sollievo. Il mio compagno di escursioni mi lasciò sola, aveva capito che era un momento solo per me, non avrei potuto descrivere cosa sentivo, non si poteva rovinare quella pace con delle parole.

Quella sensazione di benessere mi accompagnò per quasi tutto il viaggio, come fosse una compagna fidata che mi teneva la mano.

Il road trip in America è stato speciale.

E’ stato il primo vero viaggio affrontato con un uomo al mio fianco. Ironia della sorte, sono così abituata a viaggiare in solitaria che ho fatto una fatica enorme a contemplare un’altra persona nel mio itinerario.

Per combattere la dipendenza affettiva, mi sono educata a non aver bisogno di compagni d viaggio, soprattutto uomini. Era il mio modo di forgiare la mia indipendenza.

Eppure lo scorso anno ho voluto affrontare questo esperimento a due. E sono contenta di aver zittito le paranoie, perché viaggiare in coppia, se sei con la persona giusta, è magnifico. Una delle prove d’amore più belle.

Il viaggio è stato memorabile per ciò che ho visto. i boschi fatati dello Yosemite, l’affascinante desolazione della Death Valley, i maestosi canyon dello Zion, le geometrie perfette dell’Antelope Canyon, i deserti disseminati di cactus in Arizona, le strade imponenti del Nevada.

Non sono brava con la fotografia. Ho pochi scatti di quel viaggio, ma nella mia testa si affollano una miriade di paesaggi mozzafiato che resteranno per sempre nei miei ricordi.

Il road trip in America è stato speciale.

Lo ribadisco, e c’è un motivo.

Dopo una vita passata a fuggire, partire, evitare, abbandonare, mi sono fermata.

Sono fermamente convinta che mio figlio abbia deciso di fare capolino nella mia vita proprio durante uno dei viaggi più belli. Il mio corpo ha voluto accoglierlo durante quel road trip perché ero felice e appagata e lui ha pensato bene di darmi un motivo in più per sentirmi viva.

Si somatizza anche il bello, sapete? Questo penso io, secondo la mia personale teoria scientifico-romantica…

Io che sono la filosofa del “carpe diem” a tutti i costi, stavolta non ho colto l’attimo per scappare via. Ho colto l’attimo per mettere tutto in pausa e dedicarmi a qualcuno diverso da me, invece.

Mio figlio è arrivato quando viaggiare era diventato quasi un imperativo. E’ arrivato quando avevo bisogno di una pausa dal mio girovagare frenetico. L’universo si è impegnato davvero a farmi diventare madre nel momento giusto.

Il visto canadese di un anno, l’incarico presso una scuola inglese in Vietnam, il lavoro come insegnante di italiano a Trieste…tutto è divenuto superfluo quando le due temute strisce si sono colorate sul test di gravidanza, rendendomi ufficialmente mamma.

Devo molto a quel road trip in America. Sul ciglio di quel burrone ho metaforicamente affrontato la paura del vuoto e mi sono gettata. E’ stato un salto nel buio stupendo e quando sono giunta al suolo non avevo alcuna ferita. Solo un’inaspettata voglia di essere madre del mio bambino.

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